Nel cuore delle Dolomiti, lontano dai flussi turistici più battuti della Val Badia, esiste un piccolissimo borgo da visitare per chi vuole vivere la montagna in modo autentico.
Ecco il minuscolo centro abitato di Longiarù, uno di quei luoghi in cui la montagna non è soltanto paesaggio, ma identità viva, cultura radicata e modo di abitare il territorio. I suoi 600 residenti custodiscono un modello di turismo alpino sostenibile: si sale con le proprie forze, tra Viles ladine e la Val di Morins con otto mulini ad acqua.
A 1.400 metri di altitudine, tra le imponenti cime dolomitiche del Puez, delle Odle e del Putia — vette riconosciute Patrimonio Mondiale dell’Unesco — questo piccolo villaggio ladino sembra custodire un equilibrio antico tra uomo e natura, un equilibrio che qui non è stato mai spezzato. Tanto che Longiarù è diventato il primo dei Villaggi degli Alpinisti delle Dolomiti: l’ingresso ufficiale è avvenuto il 5 agosto 2018.
Longiarù, frazione del Comune di San Martino in Badia, sorge nella omonima valle, all’interno del Parco Naturale Puez-Odle, che abbraccia oltre metà del territorio comunale. Qui la montagna non è stata “addomesticata”, ma rispettata e lasciata alla natura. I ritmi sono quelli delle stagioni, i sentieri conducono a malghe, rifugi e cime che invitano a un alpinismo essenziale, fatto di passo lento, osservazione e consapevolezza.
In inverno, questo invito diventa ancora più intimo. Salire con gli sci e le pelli lungo i pendii immacolati è un’esperienza che va oltre lo sport. È un dialogo silenzioso con la montagna. Non ci sono tracce, se non quelle lasciate dagli animali notturni, lepri, volpi, cervi.
Questa è una montagna per così dire essenziale e genuina, per chi desidera rigenerarsi in un contatto autentico con la natura. Non ci sono impianti di risalita, grandi parcheggi, spazi per ospitare grandi comitive. Anche per questo, Longiarù incarna la filosofia dei Villaggi degli Alpinisti, un progetto internazionale che promuove un turismo alpino sostenibile, rispettoso e consapevole, in linea con i principi della Convenzione delle Alpi. In questo modello, l’esperienza della montagna si fonda sul movimento con le proprie forze, sul piacere della lentezza, sul contatto diretto con l’ambiente naturale, lontano da infrastrutture invasive e dalla frenesia del turismo di massa.
Anima ladina
Ciò che rende Longiarù unico nel panorama dei Villaggi degli Alpinisti è anche la sua forte anima ladina, percepibile nella lingua, nelle tradizioni e nell’architettura. Emblema di questa cultura sono i Viles, gruppi di antichi masi costruiti sui pendii soleggiati sopra il paese. Queste abitazioni rurali, con il piano terra in muratura e i livelli superiori sporgenti in legno, ricordano nella forma un fungo e raccontano una storia di adattamento intelligente al clima e al territorio. Qui, grazie all’esposizione favorevole, da secoli si coltivano cereali e ortaggi, testimoniando una relazione profonda tra agricoltura di montagna e sopravvivenza.
La Val di Morins, conosciuta come Valle dei Mulini, si snoda lungo il rio Seres dove gli antichi mulini ad acqua, in parte restaurati e valorizzati, costituiscono il percorso tematico. Il sito è descritto anche con elementi tecnici particolari, come mulini a doppia ruota e una teleferica ad acqua, che restituiscono l’ingegno delle economie di montagna e l’antica autosufficienza delle comunità ladine.
L’ospitalità
Longiarù privilegia le piccole strutture ricettive a conduzione famigliare, l’uso di materiali tradizionali nelle costruzioni, la tutela del paesaggio culturale e naturale; i rifugi in quota mantengono il loro carattere essenziale, diventando punti di appoggio per chi vive la montagna con rispetto e preparazione. Ogni scelta, dall’ospitalità alla mobilità, è orientata alla sostenibilità e alla valorizzazione delle risorse del territorio.
Fondamentale è anche il ruolo dell’agricoltura di montagna e della silvicoltura, che modellano il paesaggio e ne preservano l’equilibrio ecologico. I pascoli, i boschi, le malghe non sono scenografie per il turista, ma elementi vivi di un sistema economico e culturale ancora attivo. Il legame tra produttori locali e ospiti diventa parte integrante dell’esperienza di viaggio: il cibo racconta il territorio quanto i sentieri.
Qui l’overtourism è una parola sconosciuta; la folla non arriva, e proprio per questo resta spazio per l’incontro autentico con la natura e con se stessi.