Museo Picasso Barcellona, credits Ente spagnolo del Turismo
«Il progetto nazionale celebrerà il geniale artista con 50 mostre in tutto il mondo – ha annunciato la direttrice e console aggiunto Isabel Garaña – e una campagna di comunicazione internazionale di Turespaña per turisti dallo spirito molto curioso farà riscoprire la Spagna come destinazione turistica culturale».
Quest’ultima è legata a un momento molto importante per Picasso, che alla strage di civili della bombardata cittadina basca Guernica, distante 35 km, s’ispirerà per l’omonimo capolavoro creato a Parigi come inno contro tutte le guerre. Commissionato dal governo repubblicano spagnolo per l’Esposizione Universale del 1937, il celebre dipinto oggi non lascia mai il Museo Reina Sofía di Madrid. In passato invece passò buona parte del suo esilio prima di tornare in patria al MoMA di New York.
E nel 1953 Guernica fu esposto anche al Palazzo Reale di Milano. Fu Picasso a volere che fosse accolto nella Sala delle Cariatidi, che mantenevano, e mantengono tutt’ora, i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, amplificando il significato di tutto ciò che il Maestro aveva voluto rappresentare con la monumentale tela.
Oggi, quasi settant’anni dopo, capita che l’eco ancora vibrante dell’anteprima autunnale al Teatro Strehler del Milano Flamenco Festival, risuoni a Malaga, teatro dei primi 9 anni di vita di Picasso. Là già disegnava schizzi ossessivamente, anche sulla sabbia, cose e persone attorno a sé, soprattutto a tema flamenco, per l’appunto, corride e palomas, che dipinse fino alla morte come l’emblema perenne della sua vasta opera. Nella capitale della Costa del Sol, poi divenuta città dei musei (38) e grande riferimento culturale del sud Europa, era sempre per mano al padre, suo primo maestro. Gli sequestrava bastone e pennelli che portava a scuola per essere sicuro che sarebbe passato a riprenderlo all’uscita. Picasso lo ritrasse sempre, persino settant’anni dopo, in sembianze di Degas. L’ultimo saluto all’elegante e distinto don José.
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