FOOD

Gin nipponico, il tour di Tokyo per gli amanti dei distillati

Continuano ad allentarsi le restrizioni ai viaggi in Giappone e da ottobre sarà più facile anche per i turisti individuali volare verso il Sol Levante. Un’occasione ottima anche per seguire le tracce di una delle bevande che sta prendendo più piede nel Paese e, no, non stiamo parlando del tradizionale sakè.

Negli ultimi anni, infatti, il gin è diventato un fenomeno in espansione nel mondo, declinato in un’infinità di varianti ed etichette, e Tokyo non si è sottratta a questo trend, elevando questa bevanda allo status già ben consolidato del whisky e degli autoctoni sakè e shochu.

Ecco quindi alcuni indirizzi per sperimentare un Giappone nuovo e insolito, oltre i manga e le tradizioni nipponiche, per gli amanti del gin.

A Kuramae, la zona a sud di Asakusa, nel quartiere di Taito, ha aperto una distilleria che riutilizza scarti di prodotti agricoli, che sarebbero altrimenti sprecati. Si tratta della Tokyo Riverside Distillery, la prima distilleria rigenerativa al mondo, specializzata in produzione e consumo etici. La distilleria è provvista di un punto vendita al piano terra, del bar con ristorante “Stage” al primo piano e di un orto per i botanicals sul tetto.

Inaugurata nel luglio 2021, mira a favorire l’economia circolare, dando nuova vita ai sottoprodotti di altre lavorazioni. Il sake kasu, cioè il residuo del riso fermentato utilizzato nella produzione di sakè, costituisce la base dei gin Last, il Cacao Éthique nasce dalla distillazione dallo scarto dei gusci dei semi di cacao, mentre il Revive è il gin che ha fatto notizia per essere stato prodotto recuperando litri di birra Budweiser avanzata.

È molto comune che il gin giapponese venga prodotto dallo shochu, il distillato di orzo, patate dolci o riso.

La Tokyo Hachioji Distillery nel distretto di Tama, invece, per il Tokyo Hachio Gin, preferisce importare distillati di mais europei, dal sapore neutro, a cui vengono aggiunti erbe aromatiche e scorze di yuzu, per ottenere un gin gluten-free che si avvicini il più possibile allo stile London Dry. Questo gin è disponibile nelle versioni Classic oppure Elderflower, il cui aroma è impreziosito dai fiori di sambuco.

Le bottiglie richiamano l’origine medicinale del gin per mano dei monaci benedettini di Salerno. Le etichette, dalla forma di un ottagono irregolare, rimandano al carattere hachi di “Hachioji”, che significa “otto” e nella numerologia sino-giapponese è considerato di buon auspicio. Infine, il trombone del logo è un riferimento allo strumento suonato da Shintaro Nakazawa, produttore di Tokyo Hachio Gin. La Tokyo Hachioji Distillery offre inoltre delle visite guidate della struttura, su prenotazione.

Per chi, oltre ad apprezzare il gin, non disdegna un mixology cocktail, preparato con liquori selezionati, frutta ed erbe fresche, oppure preferisce dissetarsi con un boccale di birra artigianale, è consigliata una visita al Cocktail Works Jimbo-cho. In lista compaiono oltre 160 gin artigianali e piatti creativi e originali ispirati alla cucina italiana, serviti anche a tarda notte. Il locale si trova all’interno dell’area di Kanda, nel distretto di Jimbocho, un famoso per i suoi numerosi negozi di libri nuovi e usati, da leggere in uno dei suoi tanti caffè.

Kanda è il posto dove andare per i negozi di dolci tradizionali e i migliori ristoranti di soba. Sempre a Kanda, la zona di Ochanomizu è rinomata per i negozi di strumenti musicali e i locali jazz. Kanda è inoltre un importante centro spirituale, con il tempio Kanda Myojin, il santuario shinto Yasukuni Jinja e la chiesa ortodossa russa Nikolaido, dedicata a San Nicola.

Redazione

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