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Foresta della Lama, nella Toscana dei grandi alberi tra lupi e aquile reali

Nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (Arezzo) si estende una delle più affascinanti foreste vetuste italiane. È la protagonista del nuovo appuntamento con la nostra rubrica #InCammino insieme alle guide di Aigae – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, con cui ViaggiOff ha avviato la sua collaborazione mirata a raccontare l’altro volto dell’Italia.

Siamo a pochi passi dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (Patrimonio Unesco) Si tratta dell’area che circonda il cosiddetto pianoro della Lama, una piccola zona pianeggiante contornata da ripidi versanti boscosi. Si accede dal Passo Fangacci, poco a monte dell’abitato di Badia Prataglia (Ar) e ci si inoltra fin da subito in una splendida faggeta mista ad abete bianco. Il percorso si snoda tra antiche mulattiere di epoca granducale e tortuosi sentieri nel folto della foresta, permettendo al visitatore un’esperienza insolita in questo ecosistema unico.

Guida d’eccezione in questa full immersion in una insolita flora e fauna made in Italy è Stefano Belacchi, guida dell’Aigae, contattabile direttamente: info@quota900.com www.quota900.com FB e Instagram: Quota 900.

Veri protagonisti di questo percorso sono i grandi alberi, colonnari e maestosi nel pieno della vitalità o spettrali e contorti quando i secoli li portano al naturale declino. Ed è proprio la coesistenza di alberi morti e piante rigogliose a caratterizzare la grande biodiversità di questa foresta. Nel legno morto trovano nutrimento infinite specie di funghi, batteri e insetti, solida base di una catena alimentare qui completamente intatta.

Dal lupo all’aquila reale, passando per cervi, daini, gatto selvatico, mustelidi ma anche splendidi insetti rari come la Rosalia alpina e numerosissimi anfibi e rettili.

In autunno, poi, quando la foresta si tinge di arancio e la nebbia si insinua tra i tronchi e i rami, si riscopre il fascino di un tempo remoto, quando le foreste dominavano il paesaggio e l’uomo non era che un timido esploratore.

Andrea Lovelock

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