ART&CULTURE

Dall’Inghilterra di Virginia Woolf alla Francia di Colette: in viaggio con le scrittrici

«Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi»: così scriveva Virginia Woolf nel 1929 (nel saggio chiamato appunto Una stanza tutta per sé), e noi, che le nostre stanze le abbiamo quasi consumate in questi mesi, adesso in realtà non vediamo l’ora di abbandonarle per tornare a viaggiare per il mondo.

Allora perché non pensare proprio alle case degli altri? Anzi, delle altre, di grandi scrittrici che nei loro “regni” hanno vissuto e creato, perché visitarne le abitazioni ci fa davvero risentirne lo spirito facendoci entrare in punta di piedi nelle loro vite.

Possiamo partire proprio dall’autrice della Signora Dalloway e Gita al Faro: Monks House, nell’East Sussex inglese, è la residenza di campagna che accoglieva Virginia Wolf con il marito Leonard ma anche gli altri membri del famoso Bloomsbury Group, specialmente dopo l’inizio dei bombardamenti su Londra nel 1940. Oggi si può visitare grazie al National Trust britannico.

Ma possiamo rimanere anche in Italia, e fare rotta sulla Sardegna: a Nuoro c’è la casa «stretta, quadrata e grezza come una torre con un pianerottolo e due sole stanze ad ogni piano» dove nacque Grazia Deledda.

Mentre in Francia possiamo rintracciare le orme di Colette, a Saint-Sauveur-en-Puisaye, o lo spirito di Alexandra David-Néel che ricreò il suo angolo di Tibet in Provenza, con Samten Dzong a Digne-les-Bains. Insieme a Karen Blixen tra la sua dimora (oggi museo) di Rungstedlund, sulla costa di Øresund in Danimarca e l’Africa, e Marguerite Yourcenar e l’America con Petite Plaisance nel Maine, il viaggio nelle case (e nelle vite) di queste autrici si può fare anche grazie a un libro: si chiama “La scrittrice abita qui” (Neri Pozza), e l’autrice, Sandra Petrignani, ci apre la porta di queste dimore per portarci tra oggetti, storie e aneddoti di sei grandi donne del Novecento.

Mariangela Traficante

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