Wikipedia recita “comune rurale dell’Estonia” e la definizione non desta certo grande interesse. Ma in realtà Kihnu è stata recentemente raccontata da alcune riviste di costume come l’isola delle donne, perché in questo lembo di terra del nord Europa a governare e dettare i ritmi della vita quotidiana sono soltanto donne, di tutte le età.
Generalmente vestite con gonne dai vivacissimi colori e (soprattutto le anziane) con foulard annodati sotto il mento, le donne di Kihnu coltivano i campi, riparano trattori e motori d’ogni genere, cucinano, affumicano le aringhe e arrivano perfino a celebrare la messa in sostituzione dei preti ortodossi. E questo perché gli uomini sono impegnati, in gran parte dell’anno, a pescare o comunque lavorare lontano da casa e i giovani studenti si allontanano tutti per raggiungere la terraferma e frequentare scuole e università.
Quando poi arriva l’inverno e il mare si gela, vengono sospesi i collegamenti con la terraferma e nell’isola si arresta il tempo, cadenzato solo da feste, balli e intrattenimenti organizzati dalle donne dei villaggi con canti in dialetto del Settecento, musiche eseguite con violini, in un mix di armonie e gesti che ha convinto l’Unesco a preservare gli usi e costumi di Kihnu, designandoli Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.
In primavera ed estate, l’isola si rianima e diventa meta di villeggiatura per estoni, di tutte le età, ma anche destinazione per turisti stranieri desiderosi di approfondire la loro conoscenza delle terre baltiche.
A Kihnu non esistono bar e ristoranti, ma c’è il wifi, si può toccare con mano la realtà di una comunità matriarcale, dove quasi ogni aspetto della vita quotidiana è gestito esclusivamente dalle donne.
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