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Esplorando la Maiella, sulle tracce dei lupi con la guida-narratrice

Un parco affacciato sul mare con cime che superano i 2mila metri, terra di lupi, orsi, pastori, santi eremiti e dee: ecco il Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo, che offre numerose opportunità agli amanti dei sentieri di trekking.

In questi luoghi Francesca Camilla D’Amico, guida ambientale e “narratrice”, effettua le sue escursioni impreziosite da racconti. Storie di lupi e di come l’uomo possa intervenire in maniera costruttiva per riparare ai danni commessi sul delicato ecosistema delle montagne.

Un sentiero, questo, che vi raccontiamo grazie al contributo esperto dell’Aigae – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, con cui ViaggiOff avvia la sua collaborazione mirata a raccontare l’altro volto dell’Italia.

Uno dei percorsi ideali per chi, per la prima volta,  visita questo territorio è il Sentiero Q1, con partenza da Passo San Leonardo a 1280m s.l.m e arrivo all’Addiaccio della Chiesa a circa 1500m. Sul passo montano un panorama mozzafiato:  una distesa di boschi alle pendici della Maiella, canaloni selvaggi e cime maestose. Lo sguardo spazia a 360° lungo tutto il massiccio arrivando fino a Sud verso il Monte Porrara. Dirimpettaio della Maiella è il monte Morrone con le sue aspre guglie rocciose.

Da qui  si può apprezzare anche la catena del Gran Sasso in lontananza e persino il Mare Adriatico. In questo luogo magico si trova  una piccola chiesa accanto ad una grande struttura, il Celidonio, punto di ristoro per gli escursionisti e, al limitare del bosco, un piccolo rifugio di legno che, nel 1976, fu utilizzato come base per “L’Operazione San Francesco” il primo progetto di studi per la salvaguardia del Lupo Appenninico in Italia promosso dal WWF e dal Parco Nazionale d’Abruzzo. La  Maiella è sempre stata storicamente interessata dalla presenza dei lupi, oggi qui vivono circa cento lupi mentre si stimava che, agli inizi degli anni ’70, ce ne fossero solo un centinaio in tutta Italia.

Sul sentiero Q1 si ritrovano le tracce della cultura agro-pastorale: muretti e capanne in pietra a secco.  Una full-immersion nella faggeta di Lama Bianca , con i suoni del bosco, frequentato da cervi, caprioli e camosci, ma anche da piccoli mammiferi, rapaci notturni e diurni come l’astore, simbolo della riserva di Lama Bianca. Attraversato dai grandi predatori come l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico.  Difficile incontrarlo ma, per emozionarsi,  basta sapere che c’è e attivare la nostra immaginazione e i nostri sensi.

Questo sentiero è  percorribile in qualsiasi stagione: con le ciaspole in inverno, per apprezzare il foliage in autunno o le fioriture in primavera, alla ricerca di un’escursione in buona parte al coperto in estate.

Andrea Lovelock

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