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City Escape da Lucca a Venezia: il turismo diventa un gioco

Un gruppo di giocatori, un enigma da risolvere, un’ambientazione coinvolgente: chi ha la passione delle escape room lo sa, questi sono gli elementi clou di un divertimento ad alto tasso di suspence che piace sempre di più. E se da una stanza diventasse open air?

È la sfida di City Escape, il format di esperienze lanciate dala giovane realtà Garipalli per visitare in modo insolito le città d’arte italiane. Al momento sono disponibili Bergamo, Milano, Brescia, Venezia, Lucca, Firenze, Verona, Bologna, Padova e Siena.

Smartphone, voglia di scoprire, scarpe comode sono gli altri ingredienti essenziali e l’arena di gioco diventa la città. L’idea rientra certamente nel filone del turismo esperienziale tanto ricercato, e proposto, oggi, e ha una missione: essere un modo per portarsi a casa da un viaggio non una semplice serie di luoghi e monumenti visti e ‘spuntati’ dalla lista, ma qualcosa da raccontare, una storia. Un modo, potremmo anche dire, di andare oltre una location ‘instagrammabile’ e approfondire, divertendosi.

Come racconta il fondatore Luca De Bellis «L’ispirazione arriva proprio dalle escape room e da due loro elementi must: la gamification forte e strutturata, e il tema che ti avvince. Se poi si aggiunge lo storytelling, ecco la ricetta che trasloca open air per coinvolgere i partecipanti tra vie e piazze della città».

Per dare vita al progetto De Bellis ha lavorato tanto di networking, per formare un team con le competenze adatte, dallo sviluppo di app alla gamification allo sviluppo di enigmi. Il resto della squadra è composto da Simone Mazzenga, Simone Radaelli e Carlo Knol, tutti sui trentanni o giù di lì.

Il team

Tutti gli ingredienti andranno a formare la city escape, ovvero un itinerario vero e proprio, da percorrere in città, grazie a una web app che accompagna i viaggiatori-giocatori quasi come una sorta di chat di gruppo, solo che tra i partecipanti con cui si interagisce capiterà di avere anche personaggi storici, come Galeazzo Sforza a Milano. Perché saranno loro a lanciare la missione, per risolvere la quale si verrà sguinzagliati in giro.

Come in una consueta escape room c’è un enigma da risolvere, e per farlo si scopriranno angoli e chicche della città, si ‘ascolteranno’ queste guide dal passato ma si interagirà anche con persone reali, in caffetterie, bar, botteghe, librerie. E magari sarà proprio il barista di un locale del centro a consegnare ai partecipanti un ‘oggetto di scena’, che può essere una lettera, una mappa, un disegno da decifrare. Proprio come in una escape room, ma con una differenza: stavolta non c’è nessun timer che corre, perché bisogna prendersi il tempo per assaporare la destinazione e quello che offre.

E se l’idea inizialmente era nata pensando ai giovani stranieri smart e a un modo originale per far scoprire loro i tesori d’Italia, l’idea piace tanto in realtà ai turisti di prossimità, che ne approfittano per una gita nella propria città o fuori porta. E la city escape sta prendendo piede anche nelle scuole e nelle organizzazioni b2b, come le aziende in cerca di un team building originale.

Tra le esperienze new entry c’è ‘Per Aspera ad Astra’, la city escape di Padova, dove in onore di Galileo Galilei i giocatori sono chiamati a costruire un cannocchiale, e la Museum escape realizzata a Brescia nella Pinacoteca Tosi e Martinengo. E ci sono lavori in corso a Torino, Trieste e Volterra.

Mariangela Traficante

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